Adolfo De Santis
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L' uomo ha un’idea, essa, tale rimane finché è di uno......
.....se la stessa conquista gli altri, diventa ISTITUZIONE!

Adolfo De Santis è nato a Roma il 25 di luglio del 1974, conosce “indirettamente” l’ATAC già dall’ anno in cui è nato, anno in cui suo padre viene assunto come autista, ma comincia a convivere con la “sua” azienda dopo 25 anni (il 26 luglio del 1999), essendovi stato assunto anch’esso come autista, “Foffo” è un trentamila…., uno dei figli del “Giubileo”.

Figlio di “secondo letto”, ovvero, lui fa parte di quella pletora di ragazzotti chiamati (con due anni di ritardo) a risanare l’azienda, lavorando di più e guadagnando molto di meno; uno di quei “pionieri del doppio regime salariale”, che fu solo l’inizio della diversificazione contrattuale tra le stesse famiglie professionali.

Da papà, dal suo “collega” impara subito tre cose: amare l’azienda; rispettare i colleghi e farsi scivolare le cose negative addosso, ma come può girarsi dall’altra parte se non c’è giustizia? Inizia così a capire quali sono le criticità del suo lavoro e la sua personale storia sindacale nasce il 21 dicembre 2003, giorno dello spontaneo sciopero “selvaggio”, che (senza preavviso) paralizza Roma e che mette in un angolo i sindacati.

Comprendendo quali sono le contromisure da adottare per combattere discriminazioni, clientelarismi ed arroganza con la quale qualcuno si appropria del diritto a rappresentarlo anche senza il suo consenso, percepisce quale sia, ormai, il grado di repulsione e disgusto dei lavoratori nei confronti del sistema “consociativo” nella sua azienda.

In quel momento scatta qualcosa e capisce cosa vuol fare da grande, deve solo attendere con pazienza il momento ed il posto giusto per attivarsi in prima persona e benché le offerte non gli manchino (da “confederali” ed autonomi), lui che crede nell’alternativa e nell’antagonismo sceglie la base del sindacato autonomo, ma solo nel 2006.

Dopo sei mesi di militanza qualcuno che in lui crede particolarmente (pur con un’esperienza minima e senza “coperture” politiche), lo lancia nella mischia nominandolo RSU nella sua rimessa, Portonaccio. Nomina che verrà poi confermata dal dato elettorale del rinnovo delle cariche delle rappresentanze sindacali unitarie del settembre 2007.

Fa suo un aforisma di Indro montanelli: “un popolo che ignora il proprio passato, non saprà mai nulla del proprio presente”, per questo la “vettura” ed la divisa rimangono sempre i capisaldi della sua attività sindacale, poiché: “se non si hai il sentore delle difficoltà quotidiane dei lavoratori, non puoi rappresentarli”.

Nel sindacato dove milita in quel periodo, il suo apporto è notevole in termini di consenso e di iniziative, ma il rapporto è destinato a rompersi nel 2008, quando a Roma vince le amministrative il centro-destra e Foffo non riesce a legare con il nuovo vertice sindacale, né tantomeno a condividerne le strategie (più politiche che sindacali), … “sei sindacalista? Allora non puoi essere il padrone dell’azienda”!

Quella che nelle previsioni, doveva essere un’opportunità politica (unica) di cambiamento e trasformazione, si rivela in un incubo. Movimenti strani, personaggi loschi ed improvvisi trasformismi politici, snaturano la sua organizzazione e l’attività sindacale della stessa, la quale si azzera completamente.

Non lo lusingano le offerte né il momento propizio, non lo spaventano le minacce né tantomeno lo sfiorano le critiche e le provocazioni, dopo quattro, turpi mesi di nuova giunta, preferisce cambiare aria, rimettersi in gioco e “ri-girare il quadro” a testa alta, se ne va sbattendo la porta contro tutto e tutti.  Di lì a poco scoppierà il caso “parentopoli”.

Nel periodo umano e professionale più buio della sua vita, comprende che è quello il momento e che la strada giusta è quella che porta all’inizio del progetto: “bisogna conoscere da dentro tutte le realtà autonome; crearne di nuove; saturare gli spazi di rappresentatività rimasti vuoti e solo allora coordinarli tutti per poi convogliarli nel “polo autonomo sindacale”.

Si iscrive per primo ad una nuova realtà sindacale, contribuendo (contro ogni previsione e volontà) allo sbarco della stessa dentro ATAC, realtà che nelle premesse iniziali, avrebbe dovuto procurare guerra…

-          Sindacato (Dizionario: Italiano):“Associazione di lavoratori dipendenti, …costituita per tutelare gli interessi economici e professionali della categoria”.

-          Notaio(Dizionario: Italiano):“Libero professionista che svolge funzioni di pubblico ufficiale; ha il compito di ricevere atti … di attribuire loro pubblica fede, di conservarli, di rilasciarne copia o estratto”.

… “Il sindacato autonomo è una cosa seria, quindi non può possedere un’indole notarile e limitarsi a firmare ciò che i grandi hanno firmato prima di lui, solo per sopravvivere”.

Ma: “Se due alberi alti crescono troppo vicini si fanno ombra a vicenda, per cui meglio farne prosperare uno (il più vicino alle rispondenze del fattore), l’altro meno gestibile, più contorto e troppo ingombrante, meglio potarlo” …

… Foffo non si fa portare da nessuno; e non essendo uno yes-man molla la poltrona, il “segretariato” ed il distacco fisso e si rimette a “ri-girare il quadro” a testa alta.

Foffo, che crede nelle sue idee, non torna indietro nemmeno per prendere la rincorsa…

A volte però dalle esperienze negative, nascono delle opportunità e la sua ha un nome: “Claudio De Francesco”, anche lui è sindacalista vero, animato da “fuoco sacro” e strabordante di giustizia sociale, correttezza e idee, con lui, con Claudio condivide l’idea: “far rinasce Faisa-confail”.

Faisa-confail già esiste da una vita, è solo dormiente e siccome le cose semplici a Foffo tanto quanto a Claudio non piacciono, trovano molto più interessante e stimolante ricominciare da zero, risvegliando un sindacato che in ATAC conta un solo iscritto e che ha mantenuto al minimo le proprie prerogative sindacali.

Le bastonate e gli sberleffi da parte di tutto il resto del mondo di ATAC, che non vede di buon occhio l’ennesimo “sindacatuccio” autonomo, non li intimoriscono, perché sanno che insieme possono andare ad alterare un equilibrio che così com’è stato costruito non va assolutamente bene.

Fatto sta che dopo due anni (di fatica e duro lavoro in condizioni disagiate, di perseveranza, di coraggio e osteggiati da tutti), a luglio 2014 sfruttando l’unica apertura concessa da ATAC, Foffo e Claudio danno nuova vita alla loro creatura, Faisa-confail c’è e fa sul serio.

Il resto non è storia, bensì attualità e purtroppo per qualcuno futuro!!!!

Se un uomo non ha scoperto nulla per cui vorrebbe morire, non è adatto a vivere. (Martin Luther King)

logofaisapiccolo

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