Descrivere la cronistoria della Faisa-Confail di Roma e del Lazio è compito arduo.

Dalla storica sede di via Carlo Alberto, a causa dell’incuria e dell’inattività, dei nostri archivi storici è rimasto ben poco e quel poco è assolutamente non organizzato.

A seguito del recente ultimo trasloco effettuato ad agosto 2014, che ha visto l’avviamento della nuova sede di via Vincenzo Cesati, sono emerse cifre sconsiderate di carte che rappresentano la mole di lavoro effettuato da chi ci ha preceduto, ma che non ha conservato a pieno la memoria storica di questo sindacato dalla militanza sessantennale.

Ci limitiamo ad alcuni cenni storici, che hanno tracciato il percorso politico-sindacale della nostra Organizzazione Sindacale fino ad oggi.

La Federazione Autonoma Italiana dei Sindacati degli Autoferrotranvieri e degli Internavigatori affiliata alla CONF.A.I.L. (Confederazione Autonoma Italiana dei Lavoratori), non ha una data di nascita certa, ma presumibilmente la sua origine si può retrodatare (come da documentazione trovata) al 25 gennaio 1958.

E’ dei primi anni ’60, invece, il primo documento ufficiale di cui abbiamo copia (originale) datato 1^ novembre 1963, ed è un accordo nazionale stipulato presso il Ministero dei trasporti con le FENIT, FEDERTRAM e INTERSIND, già da allora Faisa-Confail trattava normativamente.

In quegli anni immediatamente successivi al boom economico italiano, contestualmente al momento più buio e caotico della storia politica italiana (quelli delle loggie massoniche, del sincretismo e dell’eversione politica), le mezze misure non esistevano e prendere posizione era difficile oltre che pericoloso.

In quegli anni, appunto, il sindacalista era visto con favore dai lavoratori, poiché tutti condividevano lo stesso piatto e le stesse lotte (incentrate sulla tutela e la conquista per i lavoratori), ma con estremo sfavore dal potere occulto, ma nonostante tutto, Faisa-Confail contribuiva fattivamente ad arricchire le risorse economiche e la cultura professionale dei tranvieri romani, relativamente al proprio potere contrattuale, dando loro la consapevolezza di essere il volano dell’economia della città.

Questa consapevolezza trasformò i tranvieri romani correggendone le rivendicazioni e quelle che originariamente risultavano circoscritte alle vertenze contro ATAC, vennero sviluppate a tutto tondo venendo utilizzate per sensibilizzare l’opinione pubblica nonché la classe politica, sulle problematiche lavorative di altre categorie considerate più indifese e meno rappresentate.

Faisa-Confail c’era anche quando, tra il febbraio e il marzo 1981 l’Italia fu investita da una vasta mobilitazione sindacale da parte dei lavoratori dei trasporti e l’agitazione a Roma fu particolarmente intensa a causa di una profonda spaccatura intestina tra i lavoratori di Atac e la “triplice sindacale” contestualmente veniva scavalcata dal “comitato di lotta”. Durante quella, che fu una travagliata settimana, segnata da ben quattro giorni di sciopero e di continue contestazioni nelle assemblee dal clima infuocato nei depositi Atac, durante le quali si parlava solo di sindacato, di democrazia, di partecipazione e l’allora sindaco Petroselli, partecipandovi ammoniva: «se c’è qualcuno, che si illude di poter strumentalizzare il sindaco, la giunta e l’azienda per arrivare a una divisione più profonda tra operai, impiegati e autisti, ebbene questo qualcuno si deve disilludere», entrando in prima persona nel merito della bozza di accordo sulla riorganizzazione del lavoro, accordo che gratificò le lotte dei tranvieri romani, al punto che i cronisti dell’epoca osservarono: «il malessere di questa parte di classe operaia non è nato solo per il salario, per i soldi in più nella busta paga. E’ anche un malessere di chi vuole contare di più, vuole parlare e decidere».

Il comitato di lotta, fu di grande incentivo per l’autodeterminazione dei tranvieri e di enorme stimolo per il sindacalismo autonomo, pagò paradossalmente la sua rapida ed esponenziale crescita, snaturando la propria genesi dal momento in cui si sedette ai “tavoli” che contano e, conseguentemente, divenendo l’obiettivo primario della voracità del sistema.

Comitato di lotta e le altre realtà autonome erano diventate troppo ingombranti nei numeri e nei consensi per cui andavano smontati pezzo per pezzo dall’interno, ovvero da coloro che ne conoscevano i meccanismi ed i difetti. Foraggiandone l’ambizione, azienda, politica e sindacato, “consociativamente” si attivarono affinché questi ambiziosi dirigenti sindacali transumassero le greggi del comitato, temporaneamente verso Faisa-Confail, col fine secondario di depredarne nome e prerogative in secondo tempo… due piccioni con una fava!

 Come da programma nacque una nuova entità la quale, dopo violenti conflitti interni e conseguenti dispute forensi, fu giuridicamente autorizzata ad utilizzare lo stesso nome, qualora il cognome fosse stato differente. Ovviamente quello era il bersaglio primordiale e gli stessi già si erano attrezzati, affiliando la creatura appena nata ad altra confederazione, tanto che Faisa-Confail venne svuotata nei numeri, nelle risorse e nella dignità, ma nonostante tutto continuò il proprio lavoro.

Dopo un periodo di tregua e di pace sociale (anni ’90), l’ultimo attacco venne sferrato poco tempo prima del Giubileo del 2000, allorquando il management, ridusse ai minimi termini l’ossigeno sindacale alla nostra Organizzazione, in virtù di un progetto incentrato sulla frantumazione delle componenti sindacali autonome.

Si assistette ad un’aggressione violenta, in nome della rappresentatività all’interno dei posti di lavoro e Faisa-Confail la quale, contrariamente ad altre entità sindacali, non si assoggettò al sistema venne “mutilata”, ovvero considerata come sindacato a tutti gli effetti ma privata della facoltà di parlare, di sedersi ai tavoli delle trattative e di usufruire dei diritti sanciti dalla legge 300/70.

I seguenti ricorsi agli organismi giudiziari, produssero effetti positivi in alcune aziende, ma nulli in altre, ivi compresa ATAC e complice purtroppo, una sconsiderata gestione delle risorse e delle prerogative sindacali già ridotte ai minimi termini operata dalla segreteria del tempo, Faisa-Confail si assopì per quasi un decennio.

Il resto è storia contemporanea e dopo un travaglio di circa due anni di lavoro, perseveranza, coraggio ed iniziative, un esiguo numero di persone (nauseate dal sistema consociativo politico-sindacale ingrassatosi per decenni alle spalle dei lavorator,i delle nostre aziende e dei cittadini), ha deciso di misurarsi e scontrarsi con quel sistema, apportando le proprie esperienze, le proprie idee, le proprie possibilità e capacità ad un progetto chiamato Faisa-CONFAIL (tanto per evidenziare il cognome).

Da luglio 2014 ovvero da quando abbiamo ricominciato il percorso di Faisa-CONFAIL, abbiamo: …

contestato Sindaci, assessori e dirigenti; fronteggiato lo strapotere dei sindacati storici; combattuto il malaffare; evidenziato le criticità del sistema e suggerito le risposte; predicato e lottato per la “normalizzazione” di ATAC in tutte le sue sfaccettature; applicato trasparenza ed onesta, rispettando ed ascoltando tutti i lavoratori, raccontando loro tutto ciò che accadeva; partecipato (senza remore e timori) alla tornata elettorale per il rinnovo delle RSU, rigettato e mai firmato l’accordo del 17 luglio 2015 ed indetto, coalizzati con gli altri sindacati autonomi, un referendum abrogativo dello stesso …

Da luglio 2014 ovvero da quando abbiamo ricominciato il percorso di Faisa-CONFAIL, abbiamo: …

FATTO SINDACATO, quello con la “S” maiuscola, quello che gli altri hanno dimenticato come si fa e purtroppo per qualcuno, siamo solo all’inizio del percorso.

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